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Pantere e gazzelle Alfa Romeo

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Dalla 1900 del Dopoguerra alle Giulia di oggi.

Il legame tra Alfa Romeo e le varie forze di polizia è un capitolo interessante della storia della Repubblica Italiana. A partire dagli Anni ’50 diversi modelli del marchio furono usati come veicoli ufficiali dalle forze dell’ordine con diverse specifiche. E’ qui che nascono due miti indelebili, come la “Pantera” della Polizia di Stato, e la “Gazzella” dei Carabinieri

La prima “Pantera” fu un’Alfa Romeo 1900, il primo modello di serie prodotto dalla Casa nel Dopoguerra, costruita nel 1952, la cui sagoma aggressiva e la livrea nera ispirarono il soprannome. La prima “Gazzella”, un’Alfa Romeo Giulietta, fu messa in servizio pochi anni dopo. L’auto della polizia più famosa fu però l’Alfa Romeo Giulia Super. Nel corso dei decenni, la polizia ha praticamente ordinato tutti i modelli Alfa Romeo, dalla Matta all’Alfasud, dalla 75 alla Alfetta e alla 156. Oggi, molti agenti delle forze dell’ordine guidano l’attuale Alfa Romeo Giulia.

Parallelamente al crescente legame tra Alfa Romeo e Polizia di Stato, il marchio, che già godeva della fama sportiva conquistata negli Anni Venti e Trenta, si è ulteriormente sviluppato. Un importante protagonista in questo periodo e’ stato Orazio Satta Puliga (1910-1974).Nato a Torino con origini sarde, l’ingegnere arrivò all’Alfa Romeo nel 1938. Nel 1946 divenne capo del dipartimento di sviluppo, poi nel 1951 direttore dell’Alfa Romeo. Satta Puliga era un fan appassionato del marchio: «Ci sono molti marchi automobilistici, Alfa Romeo si distingue da tutti. È una specie di sofferenza, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. Alfa Romeo è uno stile di vita, un modo speciale di percepire un veicolo a motore».

Come capo del design e direttore, Satta Puliga ha affrontato un compito difficile nel Dopoguerra. Non doveva solo ricostruire un’azienda completamente distrutta. Il suo compito era anche quello di convertire una fabbrica che in precedenza aveva funzionato secondo le regole del commercio in una moderna azienda industriale. Satta Puliga seguì il percorso intrapreso dal predecessore Ugo Gobbato.

L’Alfa Romeo 1900 del 1950, progettata da Satta Puliga, fu il primo modello del marchio con un corpo autoportante e guida a sinistra. I tradizionali motori a 6 e 8  cilindri non erano più un’opzione. Invece, l’Alfa Romeo 1900 aveva un 4 cilindri in linea di nuova concezione con una testata in alluminio e 2 assi  a camme mossi da catena da 80 CV (59 kW ).

L’Alfa Romeo 1900 fu anche il primo modello del marchio prodotto sulla catena di montaggio. Il tempo di produzione totale per veicolo fu ridotto così da 240 a appena 100 ore. Il successo commerciale diede ragione a Satta Puliga. La 1900 fu infatti venduta più di tutte le serie di vetture Alfa precedenti. Un successo dovuto anche all’attenta gestione del prodotto. Diverse varianti ad alte prestazioni hanno seguito il modello originale come la TI, la Sprint, la Super Sprint e la Super. La 1900 si è imposta anche nelle competizioni era infatti  “L’auto di famiglia che vince le corse”.

Tra il 1953 e il 1955 sono stati realizzati tre veicoli concept aerodinamici con la sigla BAT (Berlinetta Aerodinamica Tecnica) sulla piattaforma dell’Alfa Romeo 1900. BAT 5, BAT 7 e BAT 9 furono i primi capolavori di Franco Scaglione, a quel tempo al servizio della Carrozzeria Bertone.

Il motore del Tipo 1900 è stato utilizzato anche nel fuoristrada a trazione integrale Alfa Romeo 1900 M, meglio noto come Matta (The Madman). Il modello fu utilizzato dalle forze armate italiane come veicolo da ricognizione AR51 (Autovettura di Ricognizione).

La successiva  Giulietta ha completato questa trasformazione. La forza trainante di questo capitolo fu Giuseppe Luraghi (1905–1991). Quando Luraghi arrivò all’Alfa Romeo, aveva già un’ottima reputazione di dirigente. Dopo diversi anni con Pirelli, fu direttore generale della holding statale Finmeccanica, che controllava l’Alfa Romeo, tra gli altri, dal 1951 al 1958. Dopo una breve esperienza presso Lanerossi, Luraghi tornò alla Alfa Romeo come presidente nel 1960, carica che mantenne fino al 1974.

Luraghi intuì il potenziale dell’Alfa Romeo. Il marchio ha avuto una presa eccezionale nel pubblico, grazie al suo DNA sportivo. Il cosiddetto miracolo economico era proprio dietro l’angolo e l’auto era diventata il bene di consumo più desiderabile. Luraghi voleva che l’Alfa Romeo fosse un  segno distintivo per chi la possedeva. Per fare questo, ha prima rivoluzionato la produzione in azienda e poi ha portato gli ingegneri Rudolf Hruska e Francesco Quaroni nel team.  Da prodotto di lusso a oggetto del desiderio di un vasto pubblico, Alfa Romeo aveva ora indirizzato tutte le sue risorse di progettazione e produzione in questa nuova direzione. E la Giulietta doveva diventare il modello che avrebbe segnato la svolta nella storia dell’Alfa Romeo.

L’Alfa Romeo Giulietta ha rinnovato il collegamento con le forze di polizia italiane. I Carabinieri nel 1955, ricevettero la prima “Gazzella”. La Giulietta era più corta, più stretta e più leggera della 1900. Con la Giulietta. Ll’Alfa Romeo coprì un nuovo segmento e raggiunse un pubblico più giovane .La berlina a 4 porte aveva un design moderno, un elevato livello di comfort negli interni, nonché un comportamento di guida sportivo, una buona accelerazione e un’alta velocità. Il suo 4 cilindri di 1,3 litri, quasi interamente in alluminio, produceva 65 CV (59 kW e consentiva una velocità massima di 165 km/h.
Solo un veicolo ancora più rivoluzionario poteva sostituire la Giulietta. Satta Puliga lo sapeva benissimo. Il team di ingegneri Giuseppe Busso, Ivo Colucci, Livio Nicolis e Giuseppe Scarnati e il collaudatore Consalvo Sanesi avevano sviluppato un veicolo decisamente all’avanguardia. La Giulia fu uno dei primi veicoli al mondo con una struttura deformabile in caso di incidente, mentre l’abitacolo invece  era estremamente rigido al fine di proteggere in modo ottimale gli occupanti .Alfa Romeo anticipò quindi soluzioni di sicurezza che sono diventate standard solo qualche tempo dopo.

Il motore bialbero di 1,6 litri era un ulteriore sviluppo del 1.300 della Giulietta e era caratterizzato da valvole di scarico riempite di sodio per un migliore raffreddamento.  Anche il design fu rivoluzionario: compatto, con proporzioni gradevoli e uno stile unico. La parte anteriore bassa e la parte posteriore fortemente inclinata corrispondevano alle ultime conoscenze di aerodinamica. La pubblicità descriveva l’Alfa Romeo Giulia come “progettata dal vento”. L’Alfa Romeo Giulia divenne un’icona italiana e un successo travolgente di vendite; totalizzò oltre 570.000 acquirenti, più del triplo della Giulietta.

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