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Nacque così il sistema Flex7

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39 configurazioni possibili su una 7 posti compatta.

Quando, nella seconda metà degli Anni ’90 Opel decise di costruire la monovolume compatta Zafira, la sfida iniziale era relativamente facile da definire. Si doveva produrre un veicolo che rispondesse ai più alti standard di qualità, sicurezza, funzionalità e affidabilità, ma che al tempo stesso si segnalasse come un prodotto in anticipo sui tempi nel nuovo segmento delle monovolume compatte.

I primi veicoli di questo tipo apparsi sul mercato europeo erano versioni sottodimensionate di grandi monovolume a 7-8 posti dallo stile americaneggiante. Di quei modelli più grandi condividevano i vantaggi (buona visibilità per il guidatore, sensazioni di sicurezza e spaziosità, sedili in abbondanza) così come i limiti principali. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile, ad esempio, si dovevano montare i sedili posteriori e riporli nel box, in soffitta oppure in cantina. Rimontarli a bordo, se all’improvviso si voleva andare in piscina con i bambini e un paio di amici, poteva essere una faccenda lunga e complicata.

Una monovolume davvero versatile, si decise, avrebbe dovuto essere in grado di trasformarsi facilmente e in breve tempo da un veicolo a 7 posti in uno a 2 soli posti, lasciando tutti i sedili all’interno dell’abitacolo. Per Franz Leopold, Hans-Jürgen Pache e Norbert Ranker, tre ingegneri del Centro Internazionale di Ricerche Tecniche Opel, questo volle dire ideare un tipo di veicolo completamente nuovo, dotato di un rivoluzionario meccanismo per ripiegare e alloggiare i sedili all’interno della vettura: lo chiamarono Flex7.

E’ facile immaginare fronti sudate e cestini della carta straccia stracolmi di progetti inattuabili quando i tre ingegneri lottavano con un problema, apparentemente insolubile, di ripiegare e far scomparire completamente i sedili della seconda e terza fila. «Una cosa fu subito chiara» avrebbe ricordato in seguito Hans-Jürgen Pache. «Se Opel Zafira voleva avere un reale vantaggio rispetto alle concorrenti, la terza fila di sedili non avrebbe dovuto semplicemente ripiegarsi su sé stessa oppure contro l’interno delle fiancate. Per disporre di una superficie di carico perfettamente piana e di una maggiore capacità di carico, i sedili avrebbero dovuto sparire in qualche modo dentro il pavimento della vettura». Un obiettivo quasi ovvio, in teoria. In pratica, si dovettero ridisegnare non solo i sedili, ma anche ripensare l’intero pianale della vettura. Osservando, ad 20 anni distanza, la perfetta funzionalità del sistema Flex7, ci si meraviglia che Pache, Ranker e Leopold o gli esperti di altre Case automobilistiche non siano arrivati prima a questa soluzione. D’altra parte si potrebbe dire la stessa cosa per migliaia di altre invenzioni, dalla ruota alla penna a sfera.

Le prime buone idee dovettero essere accantonate. I tre ingegneri avevano escogitato un sistema tecnicamente attuabile per ripiegare nel pavimento il piano e lo schienale dei sedili della terza fila indipendentemente l’uno dall’altro. La loro proposta però comportava l’uso di schienali bassi che non erano accettabili per motivi di sicurezza. Per la stessa ragione fu scartata anche l’idea di dotare la Zafira di sedili rivolti contromarcia.

La soluzione era tanto semplice quanto ingegnosa: anziché ripiegare il piano e lo schienale dei sedili della terza fila separatamente (come di solito avviene sui camper), su Opel Zafira tutto il sedile sarebbe “precipitato verso il basso” con un originale meccanismo a braccio oscillante attaccato ai due lati del piano del sedile. «La parte superiore dello schienale descriveva un arco di 115 gradi e toccava il pavimento con l’estremità posteriore del cuscino che sporgeva ancora verso l’alto dentro l’abitacolo» spiega Frank Leopold. «L’intero sedile, ormai completamente appiattito, si protendeva in avanti e s’infilava elegantemente sotto il sedile della seconda fila». Per fare posto alle “acrobazie” dei sedili della terza fila, il divanetto sdoppiato asimmetricamente (60:40) della seconda scorreva in avanti di 200 mm, grazie a un sistema di guide e rotelle, per poi tornare indietro e coprire i sedili della terza fila. Questa soluzione presentava l’ulteriore vantaggio di lasciare, rispetto alle classiche vetture di analoghe dimensioni, maggior spazio per le gambe dei passeggeri che occupavano i sedili della seconda fila.

Come ha fatto però il gruppo di lavoro che ha progettato il Flex7 a trovare spazio sufficiente per sistemare i sedili nel pavimento della vettura? «La nostra idea comportò un autentico stravolgimento del modo di costruire l’automobile» avrebbe spiegato Norbert Ranker. «La parte posteriore del pianale della Zafira fu rigirata sottosopra e dotata di nicchie sagomate per accogliere i sedili». Per trovare spazio per i sedili, i tre inventori crearono nuove sfide per sé stessi e per i loro colleghi. Nella parte sottostante della vettura non c’erano più i soliti spazi per il serbatoio, la ruota di scorta e l’impianto di scarico. Si dovette rifare tutta la parte inferiore del pianale poiché la Opel aveva deciso che, nonostante i 7 posti, la monoscocca non avrebbe dovuto avere dimensioni maggiori di quella di una vettura compatta. Quando la prima Zafira uscì dalla catena di montaggio dello stabilimento di Bochum si potè vedere che era di appena 28 mm più lunga e di 33 mm più larga dell’Astra Station Wagon: un piccolo prezzo da pagare per una simile versatilità d’uso.

La realizzazione dei sedili veri e propri, così come quella del meccanismo che serviva a ripiegarli, fu subappaltata ad un’azienda esterna specializzata. I sedili a scomparsa dovevano essere molto leggeri, il meccanismo per ripiegarli abbastanza semplice da essere prodotto in serie e robusto quanto basta per poter essere azionato tutti i giorni senza problemi. Il movimento dello schienale e del piano dei sedili, così come i rispettivi angoli di snodo, fu definito attraverso complessi calcoli matematici. Per poter verificare in pratica le conclusioni cui si era arrivati teoricamente diversi prototipi di ciascuna delle tre file di sedili furono sottoposti a un approfondito ciclo di prove “cannibalizzando” due Pontiac Trans Sport in attesa che fosse costruito il primo prototipo della Zafira. I risultati parlavano da soli: il sistema Flex7 permetteva di scegliere tra 39 diverse configurazioni dei sedili ottenibili facendo venire fuori o ripiegando i sedili in circa 15 secondi.

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